09/21/14

MAN HU? COS’E’??

lampada_iconaLAMPADA PER I MIEI PASSI E’ LA TUA PAROLA

21 Settembre 2014

Per non abituarci all’Eucaristia, dovremmo ogni volta che ci viene deposta sul palmo della mano, rifare la stessa esperienza degli Ebrei quando videro la manna? Cos’è? Siamo alla vigilia del Sinodo straordinario sulla famiglia (4-19 ottobre) a cui seguirà quello ordinario nel 2015. Si parlerà di tutto. Ma già un argomento riempie le pagine dei giornali con uno strano prurito. È il tema della partecipazione dei divorziati all’Eucaristia. Tutti sanno che soprattutto quelli risposati, non possono fare la comunione. Alcuni teologi e vescovi pastora listi hanno interpretato le parole misericordiose di papa Francesco come “sdogananti”, altri – piuttosto inquieti – si rifanno al diritto canonico che è chiarissimo. Lasciamo lavorare il Sinodo e non diamo troppo credito ad un certo modo di fare giornalismo. Per noi che invece ci comunichiamo sovente resta doveroso cercare di comprendere quale sia lo stile giusto. Dovrebbe venire in mente quello di Gesù di fronte a coloro che versavano in una situazione di peccato. E noi stessi non ci battiamo il petto all’inizio di ogni Messa ammettendo di aver peccato? E allora?

Innanzitutto smettiamola di strumentalizzare tendenziosamente quanto afferma papa Francesco il cui stile nessuno contesta ma molti ne fanno un banditore a buon mercato. Il papa non può andare contro il Magistero della Chiesa. È chiamato a parlare “ex cathedra”. Non può contraddire il Concilio, per esempio. L’ultimo, il Vaticano II, ha ribadito fermamente il primato della Parola di Dio e papa Bergoglio stesso l’ha citato nella Evangelii Gaudium al n° 40. Il card. Martini ha educato generazioni intere a saper operare un discernimento alla luce della Parola (“In principio la Parola”). Alcuni osservatori l’hanno già rilevato e affermato che questo pre-Sinodo ha disatteso molto questo criterio. Ognuno è arrivato con le cose da dire già pronte, a volte già pubblicate. Io ritengo che all’ordine del giorno non ci sia l’indissolubilità del matrimonio che nessuno potrà mettere in discussione, quanto il metodo che attualmente è urgente apprendere in relazione al discernimento pastorale. Cosa insegna la Parola di Dio riguardo la situazione di chi è in peccato mortale? Si sa che il Codice di Diritto Canonico non pretende di sostituire la Sacra Scrittura, eppure ci deve aiutare col supporto della teologia ad interpretarla.

Se queste affermazioni sono convincenti, il lavoro da fare oggi di fronte a questa liturgia della Parola operare un tentativo di discernimento. Gesù ha moltiplicato il Pane per migliaia di persone. Però si sottrae allo sguardo. Si nasconde. Ma la gente lo cerca forsennata. Volevano addirittura farlo re. Ebbene con loro Gesù sferra un dialogo concitato. La folla lo costringe a spiegarsi. Quel pane non serviva solo per sfamare. Doveva essere un “segno”. Rappresentava il dono. La sua vuole essere una vita donata…non pretesa, non rubata, non protetta, non congelata… Gesù stesso ci sta insegnando un metodo: da una parte non vuole essere frainteso e strumentalizzato (molti divorziati non si comunicano dal giorno della cresima o appunto del matrimonio e a loro non è mai interessato farlo, perché ora si accaniscono?), dall’altra chiaramente si schiera dalla parte di chi si dona, non di chi rifiuta. La domanda urgentemente e autenticamente è ancora quella da cui siamo partiti: cos’è per me l’Eucaristia, che valore ha comunicarsi? Dopo di che, abbiamo il coraggio di chiederci se siamo noi a dettare i criteri pastorali o deve essere la Parola di Dio? C’è chi la sa rendere chiara.

Don Massimo

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