09/7/14

BUSSOLA

lampada_iconaLAMPADA PER I MIEI PASSI E’ LA TUA PAROLA

7 Settembre 2014

C’è bisogno di speranza. La liturgia della Parola di questa domenica risponde a tale necessità del nostro cuore. Anzi, è addirittura incoraggiante nel suo guidarci a ritrovare la speranza alle sue radici. Nei miei primi cinquant’anni non ho mai notato intorno a me una rassegnazione così palese. I giornali sostengono che è una reazione alla crisi che permane. Le analisi dei sociologi sono assai pesanti. L’unica proposta, molto moralistica, è quella di resistere. A noi cristiani non basta. Ai credenti questa sola possibilità, per di più non aperta alla solidarietà e ai veri valori, non può bastare. I fatti drammatici (imprenditori che si tolgono la vita pur di non vedere la ditta fallire, padri di famiglia che lo fanno perché si sentono falliti…) di questi tempi non possono ottenere solo qualche parola consolatoria.

Isaia nella prima lettura dice: “Il sole non sarà più la tua luce di giorno…Ma il Signore sarà per te luce eterna…”. Ci sono dei momenti in cui il cristiano deve essere così dotato di realismo da non minimizzare quanto sta intorno, anche se è tenebroso come quando viene meno la luce del sole. Deve penetrare i problemi, dare loro un nome, avere il coraggio della verità. Questo lo fa uscire da un certo mutismo e gli consente di combattere la paralisi dell’azione. Dunque, né coprire né rassegnarsi. La Chiesa lo ha fatto fin troppo: coprire le malefatte, trovarsi nell’immobilismo dovuto allo scandalo. Non saper che dire, non saper che fare. Una cosa semplice ci sarebbe: saper prendere le mani di chi soffre nelle proprie mani. Quello diventa il momento – come dice il profeta – in cui si rimette Dio al suo posto, capace di infondere speranza perché Lui è luce eterna.

Gesù è esente dalle depressioni perché – ce lo racconta il vangelo di Giovanni – può godere di un rapporto di totale interdipendenza con il Padre. Gesù non fa mai nulla da solo. Può essere una visione in negativo, per così dire sminuente, ma in realtà – in positivo – ci svela che il Padre e il Figlio, sono una cosa sola. Sostenendo questo non si semplifica le tribolazioni avute da Gesù di Nazareth nel cammino della sua vita terrena, anzi. Ma ci ricorda che il Signore ritrovava ogni volta nel rapporto diretto con il Padre suo una vera e propria bussola del suo dire e del suo fare. Sicuramente la difficoltà del vangelo più teologico di tutti, quello di Giovanni, ci scoraggia un po’. Ma dietro il suo modo di narrare si cela la totale fiducia di Gesù nei confronti del Padre, che dovremmo recuperare noi. Succeda qualunque cosa, anche la più brutta, ma sappiamo di essere nelle mani di Dio. “Chi ascolta la mia Parola, avrà la vita eterna” – più di così!?

Don Massimo separatore