11/30/14

IL BUON PROFUMO

thCA6SZAW7III Domenica d’Avvento

30 Novembre 2014

Come la pioggia e la neve.

Ritorna la figura di Giovanni il Battista. La sua testimonianza è carica di attesa e di speranza. “Celebrare l’Avvento, significa saper attendere, e l’attendere è un’arte che, il nostro tempo impaziente, ha dimenticato…” (D. Bonhoeffer)

Tutto nel suo comportamento provoca una reazione. Non puoi rimanere inerte. Fascino e timore. Il Battista ti obbliga a pensare, a guardarti dentro. Accendendo questo terzo cero, chiediamoci cosa dobbiamo fare di fronte alla predicazione di Giovanni. Innanzitutto ti trovi anche tu in fila, in coda con i peccatori, aspettando il tuo turno. Non siamo sempre cattivi e insensibili. Il desiderio di cambiamento, di conversione c’è, riaffiora. Sapremo sfruttarlo? Non puoi permettere che la tua vita si riduca soltanto ad una serie di cose da fare, ad un ruolo, all’immagine che ti sei costruita negli anni. La coscienza delle proprie fragilità invita ad un oltre, un altrove. Immagino così la testimonianza di Giovanni nel deserto. Ho nostalgia di voci, nella nostra Chiesa, capaci di risvegliare la voglia ed il coraggio della testimonianza, capaci di indurre al pentimento e alla conversione i nostri cuori orgogliosi.

Però questo non basta. È il Vangelo a dircelo. Senza paura di offendere Giovanni, Gesù dichiara con sicurezza che la sua è una testimonianza superiore. Gesù ha il Padre come testimone! L’ha sperimentata sulla croce. Quando persino i tuoi ti voltano le spalle, impauriti scappano. Quando gli amici ti tradiscono o ti rinnegano. Quando resta solo il Padre a cui chiedere conto: “Perché mi hai abbandonato?” Questa relazione mai venuta meno, dà senso a tutto. Raggiunge livelli vertiginosi di caparbietà. Qualcuno l’ha chiamata “la pretesa cristiana”. Stare davanti a questa testimonianza resa dal Padre al Figlio non è facile, neppure per Lui, suo Figlio.

Allora, quale tipo di testimonianza ci resta. Paolo nella II Corinzi introduce un’espressione che ci permette di intravvedere uno spiraglio. Ci parla del profumo di Cristo. È il profumo della sua conoscenza. Ma è anche il profumo che siamo noi stessi. Difatti “un’essenza odorosa, nascosta in qualche luogo, si rivela per il suo profumo, ma la sua natura resta sconosciuta, finchè non la si veda. Così è per Dio, del quale intuiamo l’esistenza, ma non conosciamo la natura. Anche noi siamo, per così dire, un incensiere regale e, dovunque andiamo, spandiamo un profumo di cielo, un odore spirituale” (S. Giovanni Crisostomo).

Questa è la natura della testimonianza che ci è chiesta: continuare a diffondere attorno a noi il buon profumo di Cristo, prodotto dal pane spezzato e dal suo sangue versato.

Don Massimo