Chiese romaniche della Vallassina

Chiese_romaniche1-300x234I lavori di restauro della chiesa di Sant’Alessandro di Lasnigo hanno riacceso l’interesse sulle chiese romaniche della Vallassina e per molte persone, soprattutto coloro che sono da poco residenti nella valle, sono stati l’occasione per scoprire queste preziose testimonianze della fede dei nostri padri. Ancor oggi in Vallassina possiamo visitare diverse chiese di origine medioevale. Stupisce vedere quanti edifici sacri vennero realizzati dopo il mille, tenendo conto delle ridotte disponibilità di mezzi economici della valle. Originariamente esse erano più numerose, ma, in molti paesi, quelle costruite all’interno dell’abitato vennero abbattute e sostituite, nei secoli successivi, con costruzioni più moderne. Si sono conservate, nel loro solenne isolamento, le “chiese dei morti”, cioè le chiese poste in prossimità dei cimiteri e dei lazzaretti. Quasi tutte le chiese romaniche hanno subìto, nel corso dei secoli, rifacimenti e notevoli alterazioni architettoniche, tanto che gli elementi che maggiormente conservano il carattere originario sono le torri campanarie. I costruttori hanno saputo dare un notevole slancio a questi campanili mettendoli in risalto anche mediante soluzioni decorative ottenute facendo uso dei motivi più tipici del repertorio ornamentale romanico. Per realizzarli venne utilizzata per lo più la pietra grigia locale, ma l’uso di pietre di diverso colore, soprattutto graniti e micascisti, permise di ottenere effetti cromatici particolarmente interessanti. Le chiese che conservano le torri campanarie originali sono Chiese_romaniche2-211x300San Calocero a Caslino d’Erba, Sant’Alessandro a Lasnigo, San Pietro a Barni e Santi Cosma e Damiano a RezzagoChiese_romaniche4-300x238. Più modeste sono invece le forme architettoniche delle chiese, quasi tutte, in origine, a navata unica chiusa verso est da un’abside semicircolare e illuminate da piccole finestre simili a feritoie. Si ha, come è tipico nello stile romanico, una prevalenza delle masse murarie sugli spazi vuoti e il contrasto tra luce ed ombra invita alla preghiera e rappresenta la lotta tra le tenebre del peccato e lo splendore della grazia divina. La pianta stessa delle chiese ricorda quella di una nave orientata da ovest a est e rivolta verso la sorgente della luce e del cristianesimo. Gli unici edifici che hanno mantenuto la struttura delle absidi originali sono quelli dei Santi Giovanni e Paolo a Scarenna e di San Pietro a Barni. Verso la fine del XV secolo, nelle altre chiese le absidi semicircolari vennero sostituite, forse per creare maggiore spazio nel presbiterio e intorno all’altare, da quelle attuali, di forma quadrata le cui pareti furono, in alcuni casi, decorate con pregevoli affreschi (Sant’Alessandro, Santi Cosma e Damiano e Santi Nazaro e Celso a Mudronno).

Tra i pittori che lavorarono nel XVI secolo nella nostra zona ricordiamo Joannes Andreas de’ Passeris de Turno e Ieronimus de Gorla et Canturio per le notevoli testimonianze della loro arte che essi ci hanno lasciato nella chiesa di Sant’Alessandro. Affreschi interessanti si possono ammirare  anche nelle chiese dei Santi Giovanni e Paolo, di San Pietro e di Santa Valeria a Caglio. Proprio in quest’ultima, posta al confine tra i comuni di Caglio e di Sormano, si trova la pittura più antica della valle: entro un riquadro sono affrescate le stilizzate, ma aggraziate immagini di una Madonna in trono con bambino e di Santa Valeria che tiene in braccio i due figli Gervasio e Protasio. Nella cornice del riquadro si legge la data: 23 giugno 1421. Santa Valeria è l’unica, tra le chiese medioevali della valle, ad avere la pianta a forma di croce greca ed alcuni studiosi ritengono che sia il più antico edificio sacro della Vallassina. La chiesa di Santa Valeria era stata la prima parrocchiale di Caglio sostituita poi da quella dei Santi Gervasio e Protasio, situata al centro del paese.

Ma chi seppe realizzare questi monumenti che, dopo secoli, non possiamo fare a meno di ammirare? Non dimentichiamo che numerosi maestri comacini provenivano dalle valli poste attorno al lago di Como e anche dalla Vallassina: tra questi ricordiamo Tommaso da Rafanino di Asso che, nel 1454 e nel 1458, eseguì lavori in San Severino (Marche) e Pace Antonio di Sormano, architetto e scultore che, prima del 1500, rinnovò il vecchio duomo di Chiese_romaniche3-300x242Savona. Le numerose chiese medioevali della valle sono una prova evidente della presenza nel nostro territorio di abili scalpellini, maestranze che, tornate in Vallassina dopo periodi di lavoro in città lontane, lasciarono una testimonianza della loro capacità di costruire e trasmisero queste conoscenze a generazioni di più umili “pica sass” che lavorarono in valle fino a pochi decenni or sono. L’impegnativo restauro, durato alcuni anni, del Sant’Alessandro di Lasnigo è stato il più accurato tra quelli che hanno interessato questa chiesa da quando fu dichiarata monumento nazionale nel 1912. Si tratta di un importante intervento di restauro-conservativo la cui finalità è quella di trasmettere alle generazioni future questa preziosa testimonianza del passato nella sua integrità, riconoscendo che ogni bene artistico è fonte primaria e insostituibile per la conoscenza dei fatti,  della storia e della società. La conservazione e lo studio di questa e della altre chiese medioevali della Vallassina è dunque un tassello importante per arricchire le nostre conoscenze della vita in Vallassina otto secoli or sono.

Spesso pensiamo al medioevo come a un periodo “buio” e, in effetti, quei secoli lontani videro incombere nere nubi all’orizzonte, ma che dire dei giorni nostri? Non dimentichiamo allora il verso che si legge sulla porta del monastero benedettino di Subiaco: Nonnisi in obscura sidera nocte micant (più buia è la notte e più le stelle scintillano).

R.N.

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