CRISTO RE

lampada_iconaLAMPADA PER I MIEI PASSI E’ LA TUA PAROLA

9 Novembre 2014

Con la festa di Cristo Re si chiude l’anno liturgico. Questa festa istituita da papa Ratti voleva essere un grido di libertà nel nome di Gesù, a fronte di ogni tipo di assolutismo e di totalitarismo di quel tempo. Come si volesse dire che solo Gesù ha un diritto di supremazia d’amore su ogni persona di questo mondo.

I Vangeli conoscono diverse immagini di regalità di Gesù. Quella che ci regala la liturgia odierna ci riporta al dialogo con Pilato al quale era giunta voce che l’avevano acclamato re. Con ironia gli domanda: “Sei tu il Re dei Giudei?”. Il tono sarcastico di quell’uomo debole cambia. Pilato intuisce che Gesù sta parlando di altro, di un altro mondo di cui non percepisce i confini. Pertanto ritorna con la stessa domanda che mi pare però sia pronunciata con un altro tono: “Dunque, tu sei re?”. Pilato comincia ad intuire di trovarsi davanti ad una persona non comune. Capace di suscitare domande, persino in lui. Domande vere, non scontate. Entrare in questa consapevolezza, è lo scopo della giornata di oggi. Dire che Gesù è nostro re e non conoscerlo affatto e non sapere il perché…è assurdo.

La regalità di Gesù ci confonde sia perché non può essere paragonata a nessuna realtà mondana, sia perché apparteniamo ormai ad una cultura così individualista che non sopporta lacuna forma di reale e concreta appartenenza. Per affermare la nostra falsa libertà, finiamo per non legarci a nessuno. Mal sopportiamo una relazione che ci chieda una forma di obbedienza e di riconoscimento. Perché – ammettiamolo – all’origine del nostro essere, non c’è mai l’altro, ma sempre e solo…io. È quasi impossibile ogni affidamento.

Il senso della regalità di nostro Signore Gesù Cristo – perché così si chiama questa festa – sta racchiuso nella risposta che Gesù dà a Pilato: “Tu lo dici: io sono re”. Gesù sa di essere nostro re! Ma desidera che siamo noi a dirlo e a riconoscerlo davvero nella nostra vita. La sua è una regalità che non si impone, semplicemente si propone. La sua è una regalità di relazione capace di distribuire amore e non sudditanza.

C’è infine per concludere un’espressione che Gesù dice di sé e che esclude ogni incertezza. Descrivendo l’atto estremo del suo gesto salvifico. Nell’imminenza della sua morte, alcuni greci simpatizzanti erano saliti a Gerusalemme e dicono: “Vogliamo vedere Gesù”. Non si tratta di curiosità. C’era dentro un sincero desiderio e bisogno di conoscere, di credere…teso a voler raggiungere l’identità stessa di Gesù. Per questo, rispondendo il Cristo va subito all’essenzialità della croce: “Io, quando sarò innalzato…attirerò tutti a me”.

Gesù in ultima istanza regna dalla croce. Gesù crocifisso esercita un’attrazione che in certo senso rimane insondabile, proprio perché ha i tratti estremi e doloranti della fragilità. Ci piaccia o no, la regalità di Gesù è una regalità crocifissa.

Don Massimo

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