OFFERTA.

lampada_iconaLAMPADA PER I MIEI PASSI E’ LA TUA PAROLA.

17 Agosto 2014

C’è un amico mio, prete, che – spero scherzando – mi ha confidato di voler raccogliere le offerte in chiesa con un vassoio di metallo. E, lamentandosi della scarsità delle offerte, aveva anche preteso di non voler sentire rumore durante la questua! È un esempio al contrario di quanto ci insegna il vangelo di oggi. Abbiamo due figure di persone che frequentano il tempio: i farisei che fanno cadere in modo ostentato le loro monete (probabilmente facendo sentire bene il rumore altisonante dei loro denari) e poi c’è la vedova – povera ma capace di scelte – che senza farsi accorgere, consegna due spiccioli. Ricordiamoci che in chiesa non si è obbligati a “fare un’offerta”. Grazie a Dio sono finiti i tempi in cui “si pagava la sedia”, oppure si tariffavano le funzioni religiose specialmente i funerali: di prima, seconda, terza classe…come i viaggi in treno o in nave!!! Marco ci ricorda descrivendo questa scenetta come venivano fatte le offerte. E la riflessione ci indirizza subito a come noi, in prima persona, viviamo il momento dell’offertorio. La colletta mantiene infatti ancora oggi tutto il suo valore imprescindibile. Servono per il mantenimento della comunità stessa e per l’attenzione ai poveri. I recenti sviluppi circa le scelte di papa Francesco in riferimento allo Ior non lasciano dubbi su come il pontefice desidera si vivano queste opportunità. Occorre essere vigilanti e accorti nel far circolare i soldi nella Chiesa.

Noi di Asso non corriamo il rischio di cedere a queste tentazioni. Di soldi ne girano pochi. Le offerte bastano a mala pena a gestire l’ordinario. Ma l’esempio di questa vedova è illuminante per tutti. Certo! Anche io – come parroco – mi lamento se vedo famiglie benestanti e cristiani agiati affidare alla carità della parrocchia pochi centesimi! Ed è mio dovere combattere l’avarizia e l’egoismo. Lo so che non si deve guardare alla quantità… Lo so bene. Ma a me non interessa l’importo che la povera vedova mette nel tesoro del tempio. A me interessa l’annotazione precisa di Marco: “ha dato tutto quanto aveva per vivere”. Noi, al Signore, diamo il superfluo. E non mi riferisco solamente al denaro (poi dicono che noi brianzoli, come i genovesi o gli scozzesi siamo tirchi…. dopo aver conosciuto certi Assesi cosa bisogna dire allora?)… no, non è solo il problema del denaro. È più indisponente ancora dare al Signore il superfluo del proprio tempo, delle proprie competenze e professionalità, dei propri doni naturali che ci vengono ancora da Lui…

Ma torniamo ancora al soldo. Fin da bambino sono stato educato alla logica della formica, non per idolatria del risparmio, ma per una certa dignità di vita, previdenza, autonomia. E ancora oggi, da parroco (cioè da amministratore) agisco così. Se non ho le spalle coperte, non mi impegno in nessun lavoro. Non amo i debiti. Odio le cambiali. E purtroppo con questa logica non si “sfonda”. Ho saputo di certi sacerdoti e vescovi che hanno ottenuto l’interdetto dall’Ordinario e dal Papa, dunque rimossi immediatamente, non per scandali sessuali (che oggi vanno molto di moda), ma per disastri finanziari. Fanno perciò bene i miei collaboratori del Consiglio per gli Affari economici della parrocchia quando me lo ricordano: “Don Massimo, guardi che questi soldi non sono suoi, sono le offerte della comunità…Occorre spenderli con avvedutezza”. E’ quello che cerco di fare ormai da quindici anni, da quando mi hanno nominato parroco. Ed è vero – lo confesso – che mi arrabbio quando vedo i centesimi nel cestino delle offerte, ma con altrettanta franchezza lasciatemi dire e ribadire che le più belle opere nella Chiesa si riescono a realizzare non a causa delle laute offerte di sedicenti nababbi, ma a motivo della costante piccola offerta “della povera vedova”.

Don Massimo

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