11/2/14

BUONA MORTE

lampada_iconaLAMPADA PER I MIEI PASSI E’ LA TUA PAROLA

2 Novembre 2014

Mi ha veramente stupito una mamma che un giorno, al termine di un discorso, mi fece una domanda sul perché noi sacerdoti parliamo di tutto, di tutto ciò che alla fine passa, ma da tanto tempo non parliamo più della morte. “Non vi pare che vi fermiate troppe volte su quanto passa, e non ci ricordiate mai del momento decisivo, quello della morte?” Mi ha colpito perché sono soprattutto le mamme che in passato mi dicevano di non spaventare i bambini parlando della morte. Questi discorsi sovente in famiglia vengono censurati.

E’ vero. Noi viviamo senza chiederci il perché ci è stata donata la vita e soprattutto senza problematizzarci su come la viviamo. Viviamo alla giornata. Anche il domani che è un altro giorno…e poi si vedrà. E così buttiamo via il percorso della nostra esistenza gettandolo come carta straccia.

Un tempo al contrario il ritornello del catechismo era ben diverso. I novissimi per esempio: ce li insegnavano a memoria. Morte, giudizio, inferno e paradiso.

Oggi forse non sappiamo più dare senso al dono della vita e se gliene diamo uno, è quello errato. E così perfino il grande dono ci si ritorce contro di noi e contro Dio che ce l’ha dato. Non si ripete mai abbastanza che la nostra vita è dall’eternità presente nel cuore del Padre. Nessuno è al mondo per caso. La vita ci è donata affinché noi riamassimo Dio con tutto noi stessi. Il senso della vita consiste nel mettere Dio al di sopra di ogni creatura che è ancora dono di Dio. Con questo continuo “Ti amo”, ricordiamoci le preghiere del mattino, noi si arriva alla santità che ci rende degni di tornare alla casa del Padre. Non fa mai paura la morte per chi ha vissuto con gli occhi rivolti al cielo, cercando sempre prima di tutto il regno di Dio.

Il solo pensiero di ritrovare tutti coloro che ce l’hanno fatta a vivere così ci riempie il cuore di speranza e di attesa. Rivedremo chi abbiamo amato, gli amici. Questo è il senso dell’andare al cimitero: nutrire l’attesa del nuovo incontro. Entrando nel cimitero, in realtà noi diciamo: “Verrà il mio giorno in cui passerò da questa terra al cielo. Come sarà quel momento così importante, il più importante della mia vita, che mi introduce nell’eternità?”

Quanti hanno cercato ogni giorno il bene, non devono aver paura. La morte altro non è che il “transito”, il ritorno. Nella vita noi siamo andati, alla morte semplicemente ritorniamo. E quando si rientra in casa, nella propria casa, è dolce, è serenità, è festa. Ho accompagnato molti verso la morte. Il Signore però finora non mi ha mai regalato la possibilità di essere presente al trapasso, nemmeno a quello di mio padre. Ma spero che molti lo vivano con il sorriso, perché in quel momento finalmente si intravvede il vero volto del Padre.

Molti non arrivano a quel momento sereni, in pace. Si arriva con il dubbio, con i peccati, con la disperazione. Da qui la necessità di commemorare i defunti con le preghiere e le elemosine, come suggerisce la Bibbia. Non facciamo del culto dei morti un mercato. Questi giorni dei Santi e dei Morti siano una continua educazione alla buona morte: aver il coraggio di guardare in faccia alla morte come al momento più importante della nostra vita, un momento irripetibile per il quale bisogna prepararsi. Vivere non da smemorati, ma con la fede di chi deve sapere che verrà anche per noi quel giorno e perciò occorre essere vigilanti, come le ragazze prudenti del Vangelo che attesero l’arrivo dello Sposo con le loro lampade accese per entrare nella sala delle nozze con Lui. Così non ci sentiremo dire: “Fuori, io non vi conosco!”.

Don Massimo

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