IL BELL’AMORE

lampada_iconaLAMPADA PER I MIEI PASSI E’ LA TUA PAROLA

28 Settembre 2014

Chissà perché parlare dell’amore è sempre difficile. O si è retorici e melensi, o si è superficiali e fuorvianti. Per esempio, ne abbiamo fatto qualcosa di platonico o come dico io…tanto sdolcinato da scriverne frasi alla Baci perugina… Invece l’amore ci costringe anche a parlare di quello sessuale.

Quando da bambini mi insegnavano a memoria i comandamenti, arrivati al sesto ci propinavano: “Non fornicare”… non capivo, storpiavo la parola. Poi passando gli anni, compresi che aveva a che fare con quel modo sbagliato di vivere l’amore che sono gli atti impuri. La sessualità è un dono che serve ad esprimere oltre che se stessi, anche la relazione amorosa nella quale le persone si rispettano e dovrebbero essere consapevoli di quello che fanno. Lo so che non è sempre così. Ci si deve sforzare sempre più di parlare della relazione amorosa come capace di vivere la relazione fra le persone e quella con Dio. Non si riuscirà mai ad incanalare l’amore in leggi. Accontentiamoci di scavare nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, affinché vi si ritrovino le tracce che conducono all’amore di Dio per ciascuno. Con buona pace delle ideologie correnti, l’amore di un uomo per la sua donna è l’immagine biblica più evidente dell’amore di Dio che in Gesù si è fatto carne. L’amore umano dunque è già capace di introdurre nell’amore di Dio.

A questo proposito non si può non tornare a fare riferimento al Sinodo straordinario che i vescovi vivranno fra pochi giorni. Dovranno occuparsi dei vari modi di vivere l’amore di coppia, della famiglia, di persone che vivono fra loro cercando di fare famiglia, di coppie che vivono a loro modo la relazione amorosa. Il nostro arcivescovo parlerebbe di “bell’amore”. Il cardinale sostiene che la misura dell’amore per l’altro, come la insegna Gesù, non è frutto di una teoria umana, astratta per così dire…ma è giustappunto una misura umana. Diventa la misura della mia stessa umanità: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Speriamo che i vescovi si ricorderanno nel formulare nuove regole o indicazioni più attuali di questa regola d’oro; chiedere ad una coppia e ad una famiglia quanto nel nome del Signore chiedi a te stesso. Non è semplicistico: al contrario indica la misura di quell’umano che il nostro Dio ha scelto come sua dimora e abitazione in mezzo a noi, incarnandosi.

Questo mi aiuta a concludere il pensiero sulla liturgia di oggi. È proprio un esempio credibile di come Gesù abbia sempre cercato di stare ad un tempo davanti all’altezza dell’amore secondo Dio senza tradire la complessità dell’amore secondo gli uomini. Il secondo sarà simile al primo, se conserva in se stesso tratti importanti dell’amore di Dio. L’andare gratuitamente verso l’altro. Coincide con il riuscire a stare alla stessa altezza dell’amore di Dio. Chiarissima, come al solito, l’espressione di papa Benedetto XVI nella Deus caritas est: “…la fede biblica non costruisce un mondo parallelo o un mondo contrapposto rispetto a quell’originario fenomeno umano che è l’amore, ma accetta tutto l’uomo intervenendo nella sua ricerca di amore per purificarla, dischiudendogli al contempo nuove dimensioni”.

Don Massimo separatore