DARE A CESARE???

lampada_iconaLAMPADA PER I MIEI PASSI E’ LA TUA PAROLA

24 agosto 2014

La memoria del Martirio di Giovanni segnerà lo spartiacque – per noi di rito ambrosiano – di questa parte (l’ultima) dell’anno liturgico. Ci stiamo avviando al termine del tempo dopo Pentecoste in cui si esorta a dare testimonianza cristiana. E questa domenica che precede il ricordo della fine del Precursore ci parla concretissimamente dell’esempio che i cristiani devono dare anche nell’ambito civile, sociale e politico.

Non si vuole oggi parlare delle tasse, anche se ormai siamo ridotti anche alla minaccia di sciopero fiscale e di “auto-legittimazione” nell’evasione delle tasse. Molti cristiani ammirano uomini e donne famosi, i vip che negli ultimi decenni hanno portato i loro soldi in Svizzera: calciatori, cantanti lirici, motociclisti, presentatori, attori… e sicuramente cristiani che eccellono nel tentativo di frodare lo Stato.

Delle tasse ingiuste si può parlare. Perché se il governo spreme troppo i suoi cittadini va incontro alla morte sua e alla rivoluzione, questo la storia ce lo insegna. Quante teste ghigliottinate quando la gente è esasperata. Quando la gente non mangia e non sa dove andare per sfamare i suoi figli prende in mano i forconi e non ‘è re o imperatore, papa o vescovo, principe o governatore che tenga…

Però oggi c’è da riflettere su altro. Sul primato di Dio, per esempio. La sottomissione a Roma che coniava le monete per il pio israelita, per il giusto era una continua offesa nei confronti della propria fede. Il primato va solo a Dio e non all’uomo. Questo risvolto religioso era decisivo. Pagare le tasse oscurava tale primato: era come accettare implicitamente che le cose, il pane, il creato non arrivasse più da Dio Jahwè, Benedetto Sia il suo Nome…ma dagli uomini! La cultura ebraica non ammette nessuna mediazione. Anche il copricapo che indossano indicano la separatezza fra noi ed il Santo. Nessun potere umano gli assomiglia. Anche noi contemporanei un pochino questo primato è bene che lo riscopriamo.

Ciononostante la nostra fede ci chiede di accettare chi ci governa e addirittura di pregare e di stare sottomessi a qualunque forma di governo l’uomo scelga. E allora si apre qui il grande orizzonte della nostra libertà, di quello spazio che Dio stesso creatore ci chiede di attuare con tutte le nostre abilità, competenze. Nasce la polis e la politica. La costruzione della città e l’arte di saperla governare bene. La storia ci parla di una variegata fantasia in questo. E Gesù pare accettare il “diritto di Cesare e della sua organizzazione”. L’importante è non confondere le due cose. Fin da piccolo sentivo la mia nonna Rosina esclamare: “…ma ‘l se cred de vès quel lì? La ghè finirà anca a lù, come l’è finida a Napuleòm”. Tutto è buono se serve per costruire la città dell’uomo. Ma se rispetta la verità, la giustizia, il bene comune, la solidarietà, la pace.

Oggi c’è il rischio dello spiritualismo anche in chiave politica. Siccome abbiamo perso la fede, vediamo il marcio dappertutto. Abbiamo bisogno che premi Oscar come Roberto Benigni vadano in TV a dire che è bene fare politica bene. La Chiesa è quasi due secoli che lo dice… E il Vangelo ancora prima, fin da subito, ne ha dettato le regole. Oggi “Dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” vuol dire non imbrogliare più i giovani. Restituire a tutti una coscienza sociale corretta, onesta. I paladini di oggi, quelli che urlano nelle piazze e fanno i moralisti sono i peggiori. Non diffondiamo lo spiritualismo ,il moralismo, l’essere forcaioli o giustizialisti…ma semplicemente dare agli altri la possibilità di essere se stessi di vivere una vita che valga la pena di essere vissuta. Ce lo chiede Dio in questi tempi fragili con urgenza: “E’ meglio ubbidire a Dio che agli uomini”.

Don Massimo

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